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Mauro Panzarola

Il Pomodoro appartiene alla famiglia delle Solanacee (come la Patata, il Peperone e la Melanzana). È una pianta originaria delle zone tropicali dell’America centro-meridionale, probabilmente del Perù.

 

Carta d’Identità

Nome scientifico

Solanum lycopersicum.

Famiglia

Solanaceae.

LINGUATRADUZIONE
IngleseTomato
FranceseTomate
TedescoTomate
SpagnoloTomate
Parte utilizzata

Frutto.

Caratteristica dei semi
VITALITÀ SEMEN. SEMI PER GG SEME PER MQ
2-3 anni30013-16
Come si impianta
PROFONDITÀDISTANZA FILEDISTANZA PIANTEN. PIANTE/MQ
4-5 mm60-70 cm30-40 cm6
Ciclo di coltivazione
CICLOPERIODO
Germinazione5-8 giorni
Periodo tra la semina e la raccolta4-6 mesi
Resa media6 Kg/mq
Conservazione

Per 5-10 giorni alla temperatura di 2-4 °C. Altri metodi: sottovuoto.

Calendario
MESESEMINATRAPIANTORACCOLTA
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic

 

L’introduzione del Pomodoro in Europa, dove è stato portato dagli Spagnoli, risale alla metà del Cinquecento.

Per diversi secoli questo ortaggio è stato coltivato nel nostro Continente solo come pianta ornamentale: vi era infatti la diffusa credenza che il frutto avesse uno scarsissimo potere nutritivo e che non fosse adatto all’alimentazione umana o, addirittura, velenoso.

Il nome scientifico della specie, lycopersicum (che gli è stato attribuito nel Seicento), deriva da 2 parole, una greca e l’altra latina e significa: “pesca per lupi”.

Il nome comune, invece, in quasi tutti i Paesi Europei, deriva dal vocabolo con cui gli indigeni americani chiamavano la pianta, cioè tomate.

Solo a partire da metà del Secolo scorso, si è cominciato a superare il pregiudizio sui pomodori, che finalmente hanno fatto la loro comparse sulle tavole.

Proprio in Italia, in particolare nelle regioni meridionali, furono avviate le prime coltivazioni di questa pianta, che divenne in breve tempo molto diffusa: alla fine dell’Ottocento era già presente in tutti gli orti dei Paesi mediterranei.

Agli inizi del nostro Secolo iniziò a diffondersi, sempre a partire dall’Italia, la coltivazione su larga scala di questo ortaggio, che veniva piantato non più soltanto negli orti familiari, ma anche in campi di grande estensione.

Più tardi, intorno agli anni Venti, si svilupparono le prime industrie di trasformazione che producevano conserve di pomodori e pelati.

Oggi il Pomodoro viene coltivato in quasi tutti gli orti italiani, ed è inoltre un’importante coltura agricola che viene destinata sia al consumo fresco che alla trasformazione industriale.

Buona parte della produzione nazionale viene esportata nei paesi europei.

 

Che cosa c’è in 100 grammi di Pomodoro (maturo)
ELEMENTOMISURA
Parte commestibile100%
Ferromg 0.30
Proteine totalig 1.00
Sodiomg 7.00
Lipidi totalig 0.20
Potassiomg 310.00
Glucidi totalig 2.90
Fosforomg 25.00
Amidog 00.00
Vitamina B1mg 0.02
Glucidi solubilig 2.90
Vitamina B2mg 0.00
EnergiaCal 16.00
Vitamina PPmg 0.90
Fibra alimentareg 1.50
Vitamina Amcg 135.00
Colesterolomg 0.00
Vitamina Cmg 25.00
Calciomg 9.00

 

Com’è fatta la pianta

Il Pomodoro è una pianta a ciclo annuale: essendo originaria di climi caldi, è un coltura tipicamente estiva.

La parte che viene utilizzata è il frutto, una bacca, che può avere forme molto diverse a seconda la varietà.

Ha una polpa acquosa, di sapore acidulo più o meno dolce.

La sua superficie può essere liscia, oppure presentare alcune costole in rilievo.

In ogni caso presenta una rientranza in corrispondenza dell’estremità dove è attaccato il picciolo.

La buccia è generalmente rossa, ma può presentare alcune parti verdi, al momento della raccolta; è piuttosto sottile.

La polpa del frutto è divisa in porzioni, chiamate logge, che al loro interno hanno degli spazi vuoti.

I semi, piuttosto numerosi, sono appiattiti, di forma ellittica e di colore giallastro; presentano inoltre delle zigrinature su entrambe le facce.

Sono contenuti nelle logge.

Il fusto può raggiungere una lunghezza variabile tra 70 cm e 2 m, ha una consistenza erbacea, è ramificato e ricoperto di numerosi peli corti.

Ha un portamento eretto nelle primi fasi di crescita, ma via via che si ingrossano i frutti cede sotto il loro peso e, se non viene dotato di un sostegno (tutore) tende a cadere al suolo.

Le foglie sono di media grandezza, di colore verde-grigio sulla pagina superiore e già chiare su quella inferiore.

Hanno una forma allungata ed un margine dentato; sono ricoperte, come il fusto, di corti peli.

I fiori sono di colore giallo.

Le radici sono composte da un asse principale, diretto verso il basso, chiamato fittone e da numerose radici secondarie, che si staccano da questo lateralmente.

La radice principale, se trova un terreno ben lavorato, tende a scendere molto in profondità, anche ad 1 m.

 

La crescita

Il Pomodoro germina normalmente da 5 ad 8 giorni dopo la semina.

La temperatura ottimale per la germinazione è di circa 20 °C con un minimo di 18° C.

Le condizioni ottimale per le fasi successive della crescita variano da 22-25 °C durante il giorno a 16-18 °C durante la notte.

In ogni caso, se la temperatura scende al di sotto di 10 °C, i pomodori arrestano la crescita, per poi riprenderla quando la temperatura risale.

Per questo motivo, come si vedrà, la semina viene effettuata solitamente in ambiente protetto, con successivo trapianto in pieno campo in Primavera inoltrata, quando la temperatura dell’aria, anche durante la notte, non scende mai a livelli pericolosi.

 

Le esigenze ambientali

Il Pomodoro, data la sua origine, preferisce un clima temperato-caldo ed un posizione soleggiata: l’esposizione diretta ai raggi del sole è necessaria perchè i frutti assumano la loro colorazione tipica.

La pianta viene distrutta se si verificano brinate; addirittura non sopporta temperature inferiori a 5 °C, alle quali subisce danni irreversibili.

Il terreno ideale per il Pomodoro è profondo, ricco di sostanza organica e soffice.

Questa pianta non tollera l’eccessiva umidità del suolo e soffre fino a morire quando si verificano ristagni idrici, soprattutto nel mese successivo al trapianto.

Per questo motivo sono da preferire i terreni di medio impasto, oppure quelli ricchi di sabbia, cioè sciolti.

Vanno bene tuttavia anche i terreni argillosi, purchè ben lavorati, in modo tale che, se piove abbondantemente, l’acqua vi si infiltri abbastanza rapidamente e non dia luogo a ristagni superficiali.

Il pH ottimale per il Pomodoro è compreso tra 6 e 7,2, ovvero neutro o leggermente acido.

 

Il terreno

Il pomodoro richiede per la sua crescita un terreno preparato con molta cura.

Si deve innanzi tutto effettuare in autunno una vangatura abbastanza profonda, a 30-40 cm circa.

Qualora fossero presenti sul terreno i residui della coltivazione precedente, occorre spezzarli e interrarli alla fine dell’estate, zappettando il terreno a una profondità di circa 15 cm.

In alternativa, l’interramento può essere effettuato contemporaneamente alla vangatura.

Prima di eseguire la semina in pieno campo, oppure il trapianto, bisogna effettuare i necessari lavori di affinamento del terreno, utilizzando prima la zappa e poi il rastrello, finche le zolle di terra sono ben sminuzzate e la superficie del suolo risulta perfettamente pareggiata.

Non è facile indicare, anche approssimativamente, il numero di piante necessario per soddisfare le esigenze medie di una famiglia di 4 persone, poiché la produzione che si ottiene è molto diversa a seconda del tipo di pomodori coltivati e della tecnica di coltivazione adottata; inoltre anche i consumi delle famiglie sono molto diversificati, a seconda delle abitudini culinarie.

In ogni caso si può decidere quanto spazio dedicare alla pianta nell’orto tenendo
presenti 2 dati:

  • ogni pianta produce circa 1 kg di pomodori;
  • in ogni mq entrano 6 piante.

 

La semina

La semina viene normalmente effettuata in ambiente protetto alla fine dell’inverno (Febbraio-Marzo), sia perché i pomodori, come si è visto, non tollerano il freddo, sia per favorire la loro germinazione, che deve avvenire a temperature piuttosto elevate.

L’ambiente ideale per la semina è una serra calda, dove la temperatura interna viene mantenuta intorno a 20 °C.

Non disponendo di una serra, si può utilizzare un cassone ricoperto da un vetro o da un telo di plastica, all’interno del quale viene disposto uno strato di letame (o compost) e uno strato di terriccio.

La fermentazione prodotta dalla decomposizione di questi materiali organici mantiene una
temperatura elevata all’interno del cassone.

Questo apprestamento viene perciò chiamato letto caldo.

La temperatura interna deve essere intorno a 20 °C, comunque non inferiore a 18 °C finche le piantine non spuntano dal terreno.

Per le fasi successive, si può scendere anche a 16 °C, ma non meno.

La semina, sia in serra che nel letto caldo, viene normalmente effettuata in cassette di forma rettangolare, che vengono poi ricoperte da una lastra di vetro.

Circa 12 giorni dopo la semina, non appena le piantine avranno sviluppato 3-4 foglie, occorre trapiantarle in vasetti di torba del diametro di 7-8 cm, che si trovano in commercio già predisposti.

Ogni vasetto dovrà ospitare una sola piantina.

Questa operazione si chiama ripicchettatura.

Essa va eseguita con estrema delicatezza, per evitare di danneggiare le piantine: occorre
estarre 1 piantina per volta, tenendola per una foglia, e scalzandola dal terreno aiutandosi con la punta di una matita di legno, oppure con un piccolo foraterra (apposito attrezzo a forma di chiodo appuntito).

Un’ altra tecnica consiste nel seminare i pomodori in appositi cubetti di torba o terriccio, inseriti in un reticolo a maglie quadrate.

Questi contenitori hanno il vantaggio di poter essere trapiantati direttamente nel suolo, insieme alla piantina che contengono.

Si risparmia cosi un’ operazione intermedia, rispetto al caso precedente.

L’insieme di più cubetti si chiama blocchiera; queste strutture si trovano facilmente in commercio già pronte per l’uso.

Per le varietà da pelati, nelle regioni meridionali più calde è possibile effettuare la semina direttamente in pieno campo, a partire dalla metà del mese di Aprile.

Bisogna prima tracciare delle file, distanti 60-70 cm, lungo le quali scavare delle buchette, a 30-40 cm l’una dall’altra.

In ogni buchetta vanno collocati 2-3 semi.

In alternativa a questo procedimento, si può seminare più fitto lungo la fila, dimezzando la distanza tra le piante (15-20 cm anziché 30-40), e poi effettuare un successivo diradamento, dopo 2-3 settimane, per riportare le piantine alle distanze consigliate dalla Carta d’Identità.

 

Il trapianto

Il trapianto in pieno campo va eseguito quando le piantine hanno raggiunto 4-5 cm di altezza, rispettando le distanze consigliate nella Carta d’Identità.

L’epoca ottimale per eseguire questa operazione va da metà Aprile nelle regioni Meridionali e da metà Giugno in quelle Settentrionali.

Se si riscontrasse che alcune piantine sono affette da malattie, esse vanno distrutte e non trapiantate, altrimenti potrebbero contagiare facilmente le altre piantine nel campo.

Se la pianta è stata coltivata in vasetti di torba o nelle blocchiere, il trapianto risulta molto agevole: basta scavare delle piccole buche, alle distanze consigliate per la semina in pieno campo (vedi sopra), e inserire in esse le piantine insieme al loro pane di terra.

Questa operazione risulta inoltre più sicura, poiché la crisi da trapianto, in questo caso, è molto limitata.

Si avranno cosi maggiori probabilità di attecchimento e, di conseguenza, un minor numero di fallanze.

 

Il posizionamento dei tutori

All’atto dell’impianto in pieno campo, sia esso fatto con la semina o con il trapianto, occorre predisporre dei tutori, che servono a sostenere la pianta durante la sua crescita poiché, come si è visto, il fusto tende a cadere sotto il peso dei frutti.

Solo per le varietà nane di pomodoro non sarà necessario l’uso dei tutori.

I tutori più utilizzati per il pomodoro sono di 2 tipi:

  • il tutore individuale, costituito da una canna o da un paletto, alti circa 2 m, che devono essere infissi nel terreno a lato di ogni piantina, facendo attenzione a non danneggiare le radici;
  • il tutore collettivo, costituito in genere da un’impalcatura a fili, che viene costruita impiantando alcuni pali di sostegno, generalmente in legno, alla distanza di 4-5 m l’uno dall’altro, in corrispondenza delle file.

Tra i pali si fanno correre poi 4-5 fili di ferro zincato, a diverse altezze, cominciando da 30-40 cm per il più basso, fino a circa 2 m per il più alto.

In alternativa, si possono usare altri tipi di tutori, come quelli descritti riguardo il Fagiolo.

Man mano che la pianta cresce, occorre legarla ai tutori per sostenerla e indirizzare il suo sviluppo verso l’alto.

Nel caso dei tutori individuali, si utilizza normalmente una corda sottile, che si fa passare 2 volte intorno alla canna, o al paletto di sostegno, e 1 volta intorno alla pianta, facendo attenzione a non stringere troppo per non danneggiare il fusto.

Nel caso invece dei tutori collettivi, si possono utilizzare gli speciali nastri adesivi, reperibili presso i negozi specializzati (si usano anche per legare le piantine di vite ai fili del vigneto).

 

I lavori da eseguire durante la coltivazione

Una volta effettuati la semina o il trapianto in pieno campo, è opportuno eseguire le seguenti operazioni:

  • Una o più sarchiature, allo scopo di arieggiare lo strato superficiale del terreno e di eliminare le eventuali erbe infestanti.
  • L’eliminazione dei germogli che crescono all’ascella delle foglie e alla base del fusto. Questi organi erbacei sottraggono ai frutti parte delle sostanze nutritive, cioè entrano in competizione con essi. Questa operazione viene chiamata scacchiatura, e va ripetuta ogni volta che è necessario.
  • Una cimatura, da effettuare quando sulla pianta si sono formati 3-4 grappoli di frutti; si asporta l’apice della pianta, lasciando 2 foglie al di sopra del grappolo di frutti che si trova nella posizione più alta. Questa operazione riduce lo sviluppo in altezza della pianta, e, soprattutto, favorisce i frutti, che crescono in modo maggiore e più rapido poiché eliminando l’apice, si riduce la competizione per le sostanze nutritive tra questo e gli stessi frutti.

 

La concimazione

Il pomodoro è una pianta piuttosto esigente in fatto di concimazione.

I suoi fabbisogni nutritivi, come si vede dalla Tabella a seguire, sono piuttosto elevati.

Contemporaneamente alla vangatura, occorre interrare del letame o del compost, in ragione di 7-8 kg/mq.

In alternativa, durante l’inverno che precede l’impianto della coltivazione, si distribuiscono dei concimi chimici, in quantità pari a circa la metà, o al massimo 2/3, delle dosi consigliate nella Tabella.

In Primavera, 2-3 settimane prima della semina o del trapianto in pieno campo, si distribuisce la rimanente dose di concime.

Per le varietà molto produttive, si può anche, durante la crescita, utilizzare un fertilizzante liquido da distribuire sulle foglie. In commercio, presso i rivenditori specializzati, si trovano appositi concimi liquidi per i Pomodori.

 

Quanta media di principio attivo necessaria per ogni Kg di prodotto
  • Azoto (N) g 3,4;
  • Anidride fosforica (P2O5) g 2,2;
  • Ossido di potassio (K2O) g 4,5;
  • Ossido di calcio (CaO) g 2.
Quanta media di principio attivo necessaria per ogni Kg di terreno
  • Azoto (N) g 20,4;
  • Anidride fosforica (P2O5) g 13,2;
  • Ossido di potassio (K2O) g 27;
  • Ossido di calcio (CaO) g 12.

 

L’irrigazione

L’irrigazione del terreno va eseguita, prima di tutto, all’atto del trapianto.

Occorre innaffiare abbondantemente il terreno sia prima che dopo questa operazione.

L’irrigazione deve essere poi proseguita, con quantità moderate, ma a turni ravvicinati (al
massimo 2-3 giorni di distanza), finche le piantine non abbiano ben attecchito.

In seguito, durante l’Estate, occorre irrigare con regolarità, specialmente durante i periodi siccitosi.

È sempre preferibile intervenire spesso, distribuendo piccole dosi di acqua, piuttosto che irrigare abbondantemente lasciando passare intervalli lunghi di tempo tra un intervento e l’altro.

Bisogna ricordare che è preferibile distribuire l’acqua sul terreno, tra le file di pomodori.

Occorre infatti evitare di bagnare le piante, e in particolare i frutti, specialmente durante le ore più calde della giornata, poiché le goccioline d’acqua che rimangono sopra di essi fanno da lente e concentrano i raggi del sole sulla buccia: si provocano cosi delle gravi ustioni ai frutti, inoltre, un eccesso di umidità sulla pianta favorisce l’insorgere di marciumi.

 

La raccolta

La raccolta, che normalmente inizia a Luglio (4-6 mesi dopo la semina), è scalare e viene
effettuata ma mano che i frutti raggiungono le caratteristiche ottimali, a seconda del tipo di
utilizzo:

  • i pomodori da insalata si raccolgono quando i frutti sono di colore rosato, lisci e tondi, con pochi semi, ancora giallo-verdastri nella zona del picciolo;
  • i pomodori da gastronomia (per ripieni) devono essere completamente rossi e con la polpa ben soda, poco acquosa;
  • i pomodori per la produzione di salse e concentrati devono essere raccolti quando i frutti si sono ben ingrossati, sono polposi e, oltre ad avere assunto completamente un colore rosso intenso, devono avere la polpa tenera e succosa;
  • i pomodori destinati alla produzione di pelati devono avere, al momento della raccolta, le stesse caratteristiche dei precedenti.

Il pomodoro si può considerare maturo, da un punto di vista fisiologico, quando ha raggiunto il completo sviluppo tipico della varietà: normalmente questo corrisponde a un momento in cui la buccia non è ancora diventata completamente di colore rosso, ma ha ancora diverse zone verdi.

I pomodori possono essere lasciati sulla pianta a maturare completamente: il frutto maturato al sole, sulla pianta, è più saporito e ricco di zuccheri e vitamine.

Tuttavia in molti casi vengono raccolti prima, quando hanno raggiunto il massimo diametro, ma non sono ancora completamente rossi e maturi.

Il frutto è comunque in grado di colorarsi anche dopo che è stato raccolto, purché mantenuto al caldo e alla luce.

Per raccogliere i pomodori, bisogna afferrarli con una mano ed esercitare una leggera pressione sul fusto con il pollice: in questo modo si riescono a distaccare i frutti senza danneggiare la pianta.

In Settembre-Ottobre, quando non vi sono più speranze che il sole faccia maturare i frutti, le piante si possono tagliare alla base, oppure si recidono i singoli tralci; si cimano e si appendono sotto un portico o in un locale ventilato, tiepido e luminoso.

In questo modo si completa la maturazione dei frutti.

 

Il Pomodoro e le altre piante

Consociazioni consigliate:

Consociazioni possibili:

Da evitare:

Colture precedenti:

 

Come riconoscere la qualità

I pomodori devono essere interi, sani, privi di lesioni provocate dal trasporto o da ustioni provocate dal sole, che si manifestano con raggrinzamenti della buccia e macchie di colore scuro.

I pomodori vengono suddivisi commercialmente in 3 gradi categorie:

  • Extra: i frutti devono avere tutte le caratteristiche tipiche della varietà alla quale appartengono. Non devono avere difetti di forma e la zona intorno all’attaccatura del picciolo deve avere una buona consistenza e non presentare colorazioni verdi anomale.
  • 1a: i frutti devono avere la grandezza, la forma e il colore tipici della varietà; sono ammesse leggere ammaccature. La buccia non deve essere screpolata nè presentare macchie anormali.
  • 2a: i frutti possono avere una forma irregolare. Sono ammesse piccole screpolature sulla buccia, lunghe al massimo 3 cm, purché siano perfettamente cicatrizzate.

Calibrazione: per le categorie Extra e 1a è obbligatorio classificare i pomodori secondo il calibro, che si misura calcolando il diametro nel punto più largo del frutto.

Vi sono classi di diametro differenziate a seconda della forma dei pomodori.

Quelli con diametro più grosso sono i migliori, da un punto di vista commerciale.

Non si possono comunque vendere pomodori che abbiano un diametro inferiore ai valori minimi.

 

Classi di diametro per i pomodori allungati (tipo Pierini)
  • Maggiore o uguale a 30 mm e minore di 40 mm;
  • Maggiore o uguale a 40 mm e minore di 47 mm;
  • Maggiore o uguale a 47 mm e minore di 57 mm;
  • Maggiore o uguale a 57 mm e minore di 67 mm;
  • Maggiore o uguale a 67 mm e minore di 77 mm;
  • Maggiore o uguale a 77 mm e minore di 87 mm.
Classi di diametro per i pomodori tondi e costoluti
  • Maggiore o uguale a 35 mm e minore di 40 mm;
  • Maggiore o uguale a 40 mm e minore di 47 mm;
  • Maggiore o uguale a 47 mm e minore di 57 mm;
  • Maggiore o uguale a 57 mm e minore di 67 mm;
  • Maggiore o uguale a 67 mm e minore di 77 mm;
  • Maggiore o uguale a 77 mm e minore di 87 mm.

 

La conservazione

I pomodori si possono conservare in frigorifero alla temperatura di 2-4 °C per 10-15 giorni.

In alternativa, si possono trasformare in salsa e conservarli in recipienti sottovuoto, dopo averli sottoposti a sterilizzazione.

La salsa si può anche congelare per un periodo massimo di 6 mesi.

I perini si possono invece conservare sotto forma di pelati, sottovuoto, oppure al naturale.

Altri metodi per conservare i pomodori sono l’essiccazione e la concentrazione.

 

Le principali malattie del Pomodoro

Phytophtora infestans
ORGANOSINTOMICAUSA
FoglieFormazione iniziale di piccole macchie giallastre a partire dall’apice, che poi diventano più scure; in seguito, la malattia si diffonde a tutta la foglia, e ne poi causare un arrotondamento, il distaccamento e infine la morte.Peronospora
Cladosporium fulvum
ORGANOSINTOMICAUSA
FoglieFormazione di macchie irregolari, di colore giallo o rosso-scuro, sulla pagina superiore delle foglie: all’inizio limitate alla zona compresa tra le nervature, poi si estendono a tutta la lamina fogliare; in corrispondenza delle macchie, sulla pagina inferiore si sviluppa una zona ricoperta da un feltro grigio-verdastro.Cladosporiosi
Tetranycus urticae
ORGANOSINTOMICAUSA
FogliePresenza di ragnetti (acari) grandi 1-2 mm, di colore rosso o verde-giallastro. Le foglie colpite appaiono prima ricoperte di piccoli puntini neri, poi ingialliscono e muoiono.Ragnetto rosso
Verticillium albo-atrum
ORGANOSINTOMICAUSA
Foglie e altre parti della piantaGraduale ma costante appassimento delle foglie, seguito ben presto da un distaccamento di tutta la parte aerea della pianta.Tracheomicosi
Virus della bronzatura
ORGANOSINTOMICAUSA
Foglie e fruttiIngrossamento delle nervature delle foglie, accompagnato da una colorazione bronzea di tutta la lamina, a sfumature spesso circolari; le foglie si accartocciano; sui frutti appaiono macchie rotonde, di colore giallastro o rosso chiaro.Bronzatura
Gloeosporium lycopersici
ORGANOSINTOMICAUSA
FruttiFormazione di macchie rotondeggianti sui frutti, leggermente infossate, di colore rosso-bruno; dopo un certo tempo le macchie si screpolano e si ricoprono di piccolissimi puntini neri, disposti a cerchi concentrici.Antracnosi
Colletotrichum atramentarium
ORGANOSINTOMICAUSA
Radici e collettoFormazione di marciumi sulle radici e nella zona del colletto, di colore prima verde-bruno, poi nerastro; alla fine si può verificare la cancrena delle parti colpite.Marciume del colletto

 

Conclusione

ATTENZIONE A...
La semina nelle cassette non deve mai essere troppo fitta, perché se le piantine sono troppo vicine crescono in modo stentato e si può sviluppare facilmente una malattia che colpisce la base del fusto: il marciume del colletto. Per evitare questi fenomeni negativi è preferibile, anziché seminare a spaglio nella cassetta, disporre i semi, a gruppi di 2-3, a distanze regolari di circa 5 cm. Il terriccio all’interno delle cassette va sempre mantenuto umido, senza però eccedere: le piantine non tollerano un terreno molto bagnato.
Se si coltivano varietà nane, non si asportano normalmente i getti laterali. Bisogna però evitare che i pomodori di queste varietà, specie quelli che si formano nelle parti più basse, vengano a contatto con il terreno, poiché si sporcano e, se vi è un’elevata umidità, possono essere soggetti a marciumi. A tale scopo è opportuno coprire il terreno intorno alle piante con un film plastico nero oppure con della paglia, eseguendo cosi la pacciamatura.
CITAZIONI
La coltivazione su larga scala del Pomodoro è iniziata solo nella prima metà del Novecento, con circa 50 anni di ritardo rispetto alla diffusione negli orti domestici.
La parte utilizzata nel Pomodoro è il frutto, una bacca, che può avere forme molto diverse a seconda delle varietà.
La crescita della pianta si arresta se la temperatura scende sotto i 10°C, per riprendere poi al primo rialzo.
La vangatura per la coltivazione del pomodoro è una fase particolarmente importante: deve essere molto accurata e arrivare a una profondità di 30-40 cm.
La semina viene normalmente effettuata in ambiente protetto: se non si dispone di una serre si può utilizzare un cassone coperto da un vetro.
Il trapianto in pieno campo si esegue interrando le piantine, alte circa 4-5 cm, con tutto il pane di terra.
Quando le piantine hanno sviluppato 3-4 foglie (circa 12 giorni dopo la semina), vanno delicatamente prelevate con uno stecco e trapiantate in vasetti di torba (ripicchettatura). In questa fase è bene annaffiare abbondantemente.
Il tutore individuale è adatto ai piccoli orti. È importante, quando lo si impianta, fare attenzione a non danneggiare le radici.
Se si dispone di un discreto spazio si può facilmente realizzare un tutore collettivo: i materiali (fili di ferro, pali e speciali nastri adesivi) sono gli stessi normalmente utilizzati per i vigneti.
Quando la pianta inizia a ingrossare bisogna eliminare tutti i germogli che crescono all’ascella delle foglie (vicino al piccolo) e alla base del fusto: questa operazione (scacchiatura) serve a non disperdere preziose sostanze nutritive nelle parti più inutili.
Quando si irriga è bene dirigere il getto sul terreno: le goccioline d’acqua sotto il sole potrebbero creare ustioni a frutti e foglie.
Come la scacchiatura, anche la cimatura (nel disegno) serve a risparmiare sostanze nutritive in favore dei frutti: si effettua eliminando i ciuffi di foglie in cima alle piante.
L’uso dei sostegni (tutori) è sempre necessario per evitare che la pianta cada o si rompa sotto il peso dei frutti. Le uniche eccezioni sono le varietà nane che, date le dimensioni limitate, non hanno questo problema.
Il luogo ideale per la maturazione dei frutti è un portico luminoso e ventilato. Le si avvicina l’autunno e i frutti iniziano a scarseggiare, si può tagliare direttamente tutta la pianta è appenderla.
DA RICORDARE
Il trapianto va effettuato solo quando non vi è più il pericolo di dannosi abbassamenti di temperatura: durante la notte non si deve mai scendere sotto i 7 °C. Per programmare con precisione il momento giusto per il trapianto, bisogno tener presente che le piantine sono pronte circa 2 mesi dopo la semina: occorre quindi informarsi per conoscere in anticipo da quale mese cessa il pericolo di abbassamenti notturni di temperatura e seminare 2 mesi prima di quella data.

 

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