Scritto da Mauro Panzarola

Trapianto ortaggi

Gli ortaggi che vengono seminati in ambiente protetto, devono poi essere prelevati e portati in pieno campo, dove termineranno la loro crescita. Questa operazione si chiama trapianto.

 

Perchè si esegue il trapianto

Le piantine seminate in ambiente protetto, una volta che sono germinate e irrobustite a sufficienza, diventano ben presto troppo fitte, per cui devono essere diradate o trapiantate altrove.

A questo punto si può procedere in 3 modi diversi:

Effettuare un normale diradamento delle piantine nel luogo dove sono germinate (contenitore, letto caldo o freddo), in modo che ognuna abbia lo spazio necessario per poter crescere ulteriormente.

Trapiantare tutte le piantine in un altro contenitore, affinché possano completare, in ambiente protetto, il loro primo sviluppo vegetativo, eseguendo cosi la ripicchettatura.

Trapiantare direttamente le piantine in pieno campo. Questa operazione viene chiamata messa a dimora, ed è il vero e proprio trapianto.

 

La ripicchettata

In alcuni casi, prima di effettuare la messa a dimora, è opportuno eseguire un trapianto intermedio, chiamato, come si è visto, ripicchettatura.

Questa tecnica si usa per diversi Ortaggi, che vengono seminati in piccoli contenitori e trascorrono buona parte della loro vita in ambiente protetto, come il Peperone e la Melanzana.

Per questo motivo, prima di passare alla coltivazione in pieno campo, occorre spostare le piantine in contenitori più grandi.

La ripicchettatura può essere eseguita in diversi tipi di contenitori:

  • in seminiere più grandi di quella di partenza;
  • in vasetti di torba o di terriccio compressi, all’interno dei quali si colloca una sola piantina: questi possono essere poi trapiantati cosi come sono in pieno campo;
  • in vasi di terracotta o di plastica, dai quali la piantina si deve estrarre al momento della messa a dimora.

Si procede cosi: come prima cosa si estraggono le piantine una per volta, tenendole per una foglia e non per il fusto, aiutandosi, se necessario, con una strisciata di plastica rigida con la quale fare delicatamente leva.

Con una matita o con un bastoncino si pratica poi un foro nel terriccio del contenitore nel quale si vuole effettuare il trapianto e vi si trasferisce la piantina, controllando sempre che il colletto sia a livello della superficie.

Una volta eseguita l’operazione, le piantine vanno collocate in ambiente protetto (serra, cassone non riscaldato); è necessario irrigarle abbondantemente e proteggerle dal sole per i primi 2 giorni.

Poi si sistemano vicino al vetro per favorire uno sviluppo vigoroso.

Ricordarsi di annaffiarle regolarmente: il terreno deve sempre essere umido, non però troppo bagnato.

 

Quando si esegue il trapianto

Il trapianto in pieno campo va eseguito rispettando determinati criteri:

  • le condizioni ambientali, soprattutto la temperatura, devono essere adatte alle necessità dell’ortaggio prescelto per la coltivazione;
  • le piantine devono essere sufficientemente robuste: questa condizione si verifica quando hanno sviluppato almeno 3-4 foglie o, per alcune specie, anche più tardi;
  • se le piantine sono state coltivate in vasetto di torba, bisogna attendere a trasferirle in pieno campo fino a quando le radichette non sono fuoriuscite dai lati del contenitore.

 

La crisi da trapianto

Bisogna tener presente che le piantine, nel momento in cui vengono spostate da un luogo protetto in pieno campo, per un certo periodo (1-2 settimane) rallentano la loro crescita o, in molti casi, addirittura, la arrestano.

Questo fenomeno costituisce la cosiddetta crisi da trapianto, e riguarda in modo particolare le radici, che riducono di molto la loro capacita di assorbire l’acqua dal terreno.

Le foglie continuano invece a traspirare (soprattutto a temperature elevate) e a perdere quindi acqua sotto forma di vapore nell’atmosfera: ne risulta una disidratazione notevole.

Per limitare la crisi da trapianto si possono adottare alcuni accorgimenti:

  • è sempre opportuno scegliere per il trapianto le piantine più robuste e vigorose, meglio acclimatate;
  • è consigliabile aspettare le giornate adatte: il vento o l’insolazione troppo forti possono provocare un arresto nella crescita;
  • è inoltre preferibile trapiantare al mattino presto o al tramonto, specie durante la primavera inoltrata o in estate;
  • circa 1-2 settimane prima di eseguire il trapianto si possono trasferire le piantine in appositi vasetti di torba o di terriccio: questo intervento facilita anche le operazioni successive;
  • prima di eseguire il trapianto, infine, è consigliabile, in molte specie, come il sedano, eliminare gran parte delle foglie, effettuando la cosiddetta cimatura: questa operazione, riducendo la superficie fogliare complessiva, limita le perdite di acqua nell’atmosfera, cioè la traspirazione.

 

Come si esegue il trapianto

Dopo aver preparato il terreno, si mette a dimora la prima fila di piantine, distanziandole tra loro.

Per eseguire un trapianto a regola d’arte, bisogna seguire alcune fondamentali indicazioni:

Le piantine da trapiantare devono essere inserite nel terreno in modo tale che il colletto si trovi esattamente a livello della sua superficie. Se il colletto viene a trovarsi più in alto, la pianta sarà meno stabile e le radici potranno morire; se invece è interrato, la crescita sarà stentata.

Se il terreno è molto bagnato, bisogna fare attenzione a non comprimerlo troppo intorno alle buchette nelle quali vengono inserite le piantine; si potrebbe infatti ostacolare l’espansione delle radici, creando in seguito problemi di attecchimento.

 

Le operazione successive

Per facilitare la ripresa vegetativa delle piantine appena messe a dimora, è meglio ombreggiare per almeno 10-12 giorni. Si possono utilizzare a questo scopo coperture realizzate costruendo un semplice supporto in legno, a forma di triangolo, sul quale stendere dei giornali usati.

Appena terminata l’operazione di trapianto, è necessario irrigare abbondantemente il terreno per favorire l’attecchimento delle piantine. É opportuno, nell’eseguire questa operazione, evitare di dirigere su di esse un getto d’acqua troppo violento, per non danneggiarle.

 

Che tipo di piante utilizzare

Per effettuare il trapianto in pieno campo, si possono utilizzare 2 tipi di piantine:

  • quelle prelevate direttamente dal contenitore, senza terra attaccata alle radici: si chiamano in questo caso a radice nuda;
  • quelle contenute in un vasetto di torba o di terriccio (oppure in un normale vaso di terracotta o di plastica), che vengono invece asportate con una massa di terra attaccata alle radici: vengono definite piantine con pane di terra.

A seconda del tipo di piantina utilizzata, il trapianto si esegue con modalità diverse.

Se le piantine sono a radice nuda, si mettono a dimora usando un attrezzo appuntito, chiamato trapiantatoio a punta: praticato il foro nel terreno con l’attrezzo, si inserisce la piantina trattenendola con la mano. Poi si infila nuovamente l’attrezzo nel terreno, a lato della piantina e, con un movimento dal basso verso l’alto, si chiude il foro e si comprime la terra intorno alle radici.

Se invece la piantina da mettere a dimora ha il pane di terra, si deve agire diversamente. Come prima cosa si scava una buchetta nel terreno, di diametro e profondità un po’ superiori alle misure del pane di terra. Per eseguire questa operazione si utilizza una piccola vanga, chiamata anche trapiantatoio a mallo. Si inserisce poi delicatamente la piantina nella buca e si comprime con le mani la terra circostante, senza eccedere nella pressione per non danneggiare le giovani radici.

 

Conclusioni

ATTENZIONE A...
Quando si prelevano le piantine a radice nuda, è opportuno estrarle dal contenitore con delicatezza, con tutto l’apparato radicale e la poca terra che rimane loro attaccata. È bene aiutarsi con uno stecco biforcuto, da inserire appena sotto la superficie del suolo, che serve a catturare la piantina nel punto giusto senza danneggiarla. Attenzione a estrarla dal terreno tenendola per una foglia e non per il fusto: incaso di rotture accidentali non verrà distrutta tutta la piantina, ma eventualmente si staccherà solo una foglia.
Per ottenere una fila perfetta si consiglia di utilizzare come guida una corda, che sarà stata preventivamente tesa e fissata a due picchetti alle estremità dell’aiuola. Se si prevedono più file, le piantine di ogni fila dovranno essere sfalsate rispetto a quelle della prima. É bene anche utilizzare un’asta graduata (va bene anche una riga da disegno lunga) per controllare la distanza lungo le file.

L’operazione di messa a dimora delle piantine richiede di entrare nell’appezzamento destinato per il trapianto, che verrà cosi calpestato. Questo fatto rende poi indispensabile una nuova sistemazione del terreno, poiché, se questo viene compresso, si possono formare avvallamenti, dove l’acqua piovana ristagna.

Per evitare questo inconveniente, si possono utilizzare 2 sistemi.

Collocare sul terreno una tavola di legno, larga come l’appezzamento, utilizzata come un passaggio provvisorio. Il peso del corpo viene cosi distribuito su tutta la superficie e non si formano infossature.

Costruire una specie di panca con una tavola di legno, di larghezza superiore a quella dell’appezzamento, dotata di 4 paletti d’appoggio. Questa deve essere collocata in modo che i paletti appoggino al centro dei 2 solchi che si trovano ai lati dell’aiuola.

Se la piantina viene coltivata in un vasetto di torba o di terriccio compresso, si immette nel terreno insieme al contenitore. Se invece si trova in un vaso di terracotta o di plastica, occorre prima estrarla insieme al pane di terra. Questa operazione è molto delicata e va eseguita con cura. Si stringe leggermente la base del fusto tra 2 dita e il vaso con l’altra mano; lo si capovolge, e si sfila la piantina; per aiutarsi, si può scuotere delicatamente il vaso.
CITAZIONI
La maggiore parte delle piante, come il pomodoro o il melone possono essere coltivate anche fuori stagione.
La semina precoce in ambiente protetto, seguita da un trapianto in pieno campo a primavera, permette di ottenere le cosiddette primizie.
Durante la ripicchettatura bisogna estrarre le piantine dal vecchio contenitore tenendole per una foglia e aiutandosi con uno stecco piatto.
Con una matita o un bastoncino si effettuano dei buchi nel terriccio del nuovo contenitore e vi si trasferiscono le piantine, facendo attenzione che il colletto sia a livello della superficie.
Se le piantine sono state coltivate nei vasetti di torba, prima di trapiantarle in pieno campo bisogna attendere che le radici escano dal contenitore.
Le piantine seminate in ambiente protetto sono di alta qualità ma poco robuste; bisogna abituarle gradatamente all’ambiente esterno scoprendole tutti i giorni per periodi via via sempre più lunghi (acclimatamento).
Una delle condizioni essenziali per contenere la crisi da trapianto è di trapiantare le piantine all’alba o al tramonto, mai in peno sole.
Prima di eseguire il trapianto, in molte specie, come il sedano, è consigliabile eliminare gran parte delle foglie (cimatura).
Il terreno deve arrivare esattamente al colletto della pianta, ovvero nel punto in cui il fusto si separa dalle radici.
Se le piantine sono cresciute in cassone, al momento del trapianto non avranno terra sulle radici: sono a radice nuda.
Per circa 10-12 giorni dal momento del trapianto, è bene ombreggiare le piantine.
Le piantine cresciute in vasetto vengono trapiantate con tutta la loro terra: si chiamano piante con pane di terra.
Le piantine a radice nuda si trapiantano aiutandosi con uno strumento chiamato trapiantatoio a punta.
Per il trapianto a radice nuda si mette la piantina nel buco effettuato con il trapiantatoio; poi si infila nuovamente l’attrezzo nel terreno accanto alla pianta e con un movimento dal basso verso l’alto, si chiude il foro.
Le piantine con pane di terra si mettono a dimora in buchette scavate con un attrezzo chiamato trapiantatoio a mollo. Basterà poi comprimere la terra con le mani.
DA RICORDARE
La scelta di seminare gli ortaggi in ambiente protetto precocemente (ad esempio alla fine dell’inverno), e di trapiantarli poi in pieno campo all’inizio della primavera, permette di ottenere raccolti anticipati: le cosiddette primizie.
PER SAPERNE DI PIÙ
L'ACCLIMATAMENTO
Le piante seminate in ambiente protetto sono piuttosto delicate: essendo cresciute in condizioni ideali di temperatura e di umidità, sono perfette da un punto di vista qualitativo ma non sviluppano alcuna forma di resistenza, sono cioè poco robuste. Prima di essere trapiantate all’aperto, bisogna far si che si adattino progressivamente all’ambiente esterno: questa operazione si chiama acclimatamento. L’ideale è sistemarle sotto una copertura o in un cassone per circa 1-2 settimane prima del trapianto, e lasciare i vetri dei cassoni o le coperture aperti, inizialmente solo durante il giorno. Altrimenti, si possono sistemare le piante sotto un portico o una veranda di giorno e portarle al chiuso per le prime notti.

 

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Le tecniche di coltivazione

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