Scritto da Mauro Panzarola

Lavorare la terra

Le lavorazioni hanno essenzialmente un’influenza positiva sulle caratteristiche del campo da coltivare, in particolare sulla sua struttura, ma comportano contemporaneamente degli svantaggi: i continui passaggi dell’agricoltore, resi inevitabili dalle lavorazioni stesse, schiacciano il terreno e lo compattano esageratamente.

Vediamo ora come evitare questi inconvenienti.

A volte succede che proprio mentre si cerca di migliorare le condizioni del proprio appezzamento, eseguendo le normali lavorazioni, si rischia di creare dei danni che in parte vanificano la fatica fatta.

Per risolvere questa contraddizione bisogna per prima cosa scegliere l’epoca più adatta per eseguire le operazioni: il terreno non può essere lavorato in qualsiasi momento, ma solo quando non è né troppo umido né troppo secco.

Questa particolare condizione del terreno si chiama stato di tempera.

 

Come riconoscere le stato di tempera

Le condizioni ideali di lavorabilità del terreno si verificano in corrispondenza di un particolare stato chiamato, come si è detto, di tempera: il terreno ha un’umidità media e non è né troppo friabile, né troppo pastoso.

Per riconoscere il momento in cui esso si trova in questo stato ottimale, è sufficiente una prova molto semplice. Si cerca di formare con le mani un cilindrato di terra della lunghezza di 15-20 cm e lo si fa rotolare su un piano inclinato: lo stato di tempera è presente quando si riesce a ottenere un bastoncello sottile che non si rompe (significherebbe che il terreno è troppo secco) e non si appiccica alle dita, né alla superficie del piano (‘in questo caso significherebbe che il terreno è troppo umido).

 

Conclusioni

CITAZIONI
Il terreno non può essere lavorato in qualsiasi momento, ma solo quando non è né troppo umido né troppo secco.
Durante la coltivazione dell’orto si è costretti a passare più volte sul terreno nel quale vivono gli ortaggi, a causa dei numerosi interventi necessari: concimazioni, lavorazioni, irrigazioni, diminuzione delle erbe infestanti, raccolta, e altri ancora. Se si aggiunge il calpestio dovuto al passaggio degli uomini, l’azione battente della pioggia, alla fine della coltivazione il terreno sarà compatto e la sua struttura piuttosto degradata.
Per riconoscere il momento in cui il terreno si trova nello stato ottimale, è sufficiente una prova molto semplice. Si cerca di formare non le mani un cilindrato di terra della lunghezza di 15-20 cm e lo si fa rotolare su un piano inclinato: lo stato di tempera è presente quando si riesce a ottenere un bastoncello sottile che non si rompe.
DA NON FARE
Non bisogna mai lavorare il terreno quando è troppo secco, poiché presenta un’elevata coesione e oppone troppa resistenza alla penetrazione degli attrezzi: alcune parti potrebbero rompersi e l’agricoltore è comunque costretto a una fatica esagerata. Rompere il terreno quando è troppo secco significa anche rischiare di rovinarne gravemente la struttura e portarlo allo stato polveroso: le particelle di cui è composto mostreranno una scarsa tendenza all’adesione e anche i successivi lavori di zappatura e rastrellatura non permetteranno di ripristinare una struttura adatta alla coltivazione.
Non bisogna mai lavorare il terreno quando è troppo umido, poiché l’elevata adesione tra le particelle, dovuta all’eccesso di umidità, fa aderire il terreno agli organi lavoranti, e costituisce cosi un notevole ostacolo al loro uso. In questo caso, intraprendere una lavorazione significa, oltre che un’enorme fatica, anche rischiare di impastare esageratamente il terreno, danneggiandone la struttura. Questa conseguenza è ancora più grave se il terreno è argilloso e tende quindi a trattenere l’acqua. I danni di una lavorazione eseguita in presenza di troppa umidità si ripercuotono nel tempo: quando l’umidità cala e il terreno si asciugo, viene a formarsi un crostone superficiale impermeabile ed estremamente compatto. Questo è un grave ostacolo per lo sviluppo delle radici e per la loro ossigenazione.
PER SAPERNE DI PIÙ
Le possibilità di lavorare il terreno ottenendo i migliori risultati dipendono soprattutto da 2 proprietà fisiche, che non sono costanti, ma variano a seconda delle caratteristiche e del suo grado di inumidimento. Queste proprietà sono:
La coesione, che consiste nella forza che tiene legate tra loro le particelle del terreno. Viene detta anche tenacia, ed è proporzionale al contenuto di argilla: un terreno argilloso presenta la massima coesione, mentre in un terreno ricco di sabbia (cioè sciolto) questa grandezza scende ai valori più bassi. La coesione può poi variare, a seconda del suo grado di inumidimento: un terreno asciutto presenta sempre una maggior resistenza al passaggio degli organi lavoranti rispetto ad un suolo bagnato.
L’adesione, che consiste nella capacita che hanno le particelle del suolo di rimanere attaccate le une alle altre e di aderire alla superficie esterna degli organi lavoranti. Quando l’adesione tra le particelle è elevata, crea un ostacolo alle lavorazioni, poiché il terreno tende a incollarsi agli organi lavoranti, impedendone l’avanzamento. L’adesione, contrariamente alla coesione, è maggiore quando il terreno è umido, e minore quando è secco.

 

Testo Copyright © mauro.shop Ogni sua riproduzione è vietata, tutti i diritti sono riservati.

Le tecniche di coltivazione

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Follow

Segui tutti aggiornamenti nei Social Network

O iscriviti alla Newsletter mensile!

Share This